2017.06.26 Prima Alpinistica Pizzo Giambi

 

Prima Alpinistica Pizzo Giambi

 

Daniele e Lorenzo Giambi che lo scorso 26 giugno hanno aperto la via normale

 

 

Una cima senza nome, senza quota, senza storia. Come altre dei nostri panorami, ma questa entra ora con la sua identità nella geografia e nelle imprese alpinistiche ossolane. Merito dei fratelli vigezzini Daniele e Lorenzo Giambi che lo scorso 26 giugno hanno aperto la via normale, dopo vari tentativi sui diversi versanti, battezzandola con il nome della loro famiglia. Il Pizzo Giambi ( m 2470) appartiene alla bastionata rocciosa a sud del Pizzo Valgrande di Vallè (2531 m), una bella cima posta tra l'Alpe Vallé e l'Alpe Veglia.


Così la descrivono i suoi salitori: “Prominente torre dai fianchi dirupati... presenta a sud una parete decisamente strapiombante in particolare nella sua parte finale, ad est una parete verticale con numerosi tetti di cui uno molto spiovente sullo spigolo sud-est. Ad ovest precipita direttamente sulla “Porta” con uno slanciato spigolo dalla sommità strapiombante. A nord presenta una parete mista di rocce ed erba caratterizzata da risalti verticali e cenge sulle quali si snoda la via Normale alla cima. La forra che divide la torre dalle bastionate è invasa da un nevaio perenne che può variare in altezza e dimensioni a seconda delle nevicate invernali”.


La via è stata aperta con chiodi normali e ad espansione e presenta difficoltà V - /D, un dislivello dalla base di partenza di 1151 m, di cui 180 m di arrampicata. L'ascensione ha richiesto circa 7:30 h, di cui circa 5:30 h per la scalata vera e propria. Sulla sommità è stato posato un cofanetto contenente il libro di vetta a testimonianza del passaggio. Tutto è stato documentato dal padre dei due ragazzi, salito oltre il passo del Croso.

 

 

La completa relazione relativa è stata presentata lo scorso agosto presso la nostra sezione. I Giambi, proprietari di una nota macelleria a Santa Maria Maggiore, sono dunque una famiglia di alpinisti: non della categoria 'imprese estreme', alla caccia di record, ma di quelli che sanno ancora sentire il respiro della montagna, gustare il piacere della scoperta, rivivere i passi di chi li ha preceduti e fare delle loro imprese una lezione di vita.


Tanto ha ben espresso Daniele nell'intervista rilasciata ad Eco-Risveglio poco tempo fa (4 maggio 2017 pag.19). Grande competenza ed altrettanta modestia, alla quale ci sentiamo di dedicare solo due brevi versi che condensano il senso del loro arrampicare: “Le mani sulla roccia: all'improvviso / tocco il cuore dell'universo”.


 

 

 

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